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27 Gennaio 2012 - 17:14:39
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23.12.2011
Ambasciata di Francia
Insigni di Ufficiale della Legion d'onore al Sen. Giuseppe Pisanu
 
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13.10.2011
MedideaReview n°11
E' online l'undicesimo numero della rivista Medideareview.
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22.09.2011
Otto e Mezzo - La7
Partecipazione del Sen. Giuseppe Pisanu alla trasmissione Otto e Mezzo.
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17.06.2011
MedideaReview n°10
E' online il decimo numero della rivista Medideareview.
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13.05.2011
Sermone della Preghiera del Venerdì
Sermone della Preghiera del Venerdì, dello sceicco Wanis Mabruk al-Fasi piazza Tahrir, Bengasi, 25 marzo 2011
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12.03.2011
MedideaReview n°9
E' online il nono numero della rivista Medideareview.
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17.12.2010
MedideaReview n°8
E' online l'ottavo numero della rivista Medideareview.
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12.07.2010
MedideaReview n°7
E' online il settimo numero della rivista Medideareview.
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11.7.2010
MedideaReview n°6
E' online il sesto numero della rivista Medideareview.
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17.03.2010
MedideaReview n°5
E' online il quinto numero della rivista Medideareview.
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15.01.2010
MedideaReview n°4
E' online il quarto numero della rivista Medideareview, dedicato ai temi del Mediterraneo e del Mezzogiorno. 
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07.10.2009
MedideaReview n°3
E’ on line il terzo numero della rivista Medideareview, dedicata ai temi del Mediterraneo e del Mezzogiorno.
In questa edizione, la rivista si occupa, accanto ad altri temi, in particolare dell'Africa e dei rapporti tra il Continente Nero e l'Europa sotto il profilo economico, sociale, politico, giuridico e culturale.
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12.06.2009
MedideaReview n°2
E’ on line il secondo numero dedicato al tema dell’immigrazione della rivista trimestrale Medideareview, in lingua inglese e italiana, rivolta agli opinion leader dei Paesi dell'area del Mediterraneo.
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31.03.2009
Presentazione MedideaReview
Presentazione della rivista trimestrale on-line di politica, cultura, società, economia ed idee per il Mediterraneo.
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30.10.2008
Convegno Italo Libico
“L’Accordo Berlusconi e Gheddafi: un fatto storico per la cooperazione Italo-Libica, un ponte nuovo tra l’Europa e l’Africa”
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17.07.2008
Fondazione Medidea
Evento di presentazione della Fondazione Medidea
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Da millenni il Mediterraneo è una frontiera: lungo le sue rive si sono incontrate e scontrate nazioni, culture, religioni. Nelle sue acque si è combattuto aspramente, ma si è anche proficuamente commerciato.

Oggi l'avanzata economica dei grandi stati orientali alimenta nuove e sempre più intense correnti di traffico che attraversano il “piccolo mare delle grandi civiltà” restituendogli peso e prestigio nello sviluppo globale, dopo il lungo declino successivo alla scoperta delle Americhe.

Sul Mediterraneo si affacciano 25 Paesi di tre diversi continenti, con 80 porti e 2.000 collegamenti che consentono il transito annuale di milioni di persone, di 750 milioni di tonnellate di merci e di 250 petroliere al giorno che trasportano il 20% del greggio mondiale: sono cifre che aumenteranno molto nei prossimi anni, creando nuove opportunità e nuovi problemi.

Dalle sponde del Mediterraneo, il Sud-Est e il Nord del pianeta si guardano negli occhi. Il crescente divario tra le loro tendenze economiche e demografiche alimenta impetuose correnti migratorie: un fenomeno grandioso e complesso, destinato a protrarsi ancora per molti decenni e a influenzare profondamente l'evoluzione complessiva dei Paesi d'origine, di transito e d'ultima destinazione dei migranti.

Nel Mediterraneo, dove hanno avuto origine, le tre grandi religioni monoteistiche continuano a tessere faticosamente la tela millenaria del dialogo e a condizionare la pace nel mondo.

Questo mare, dunque, può unire più di quanto non divida, ma a condizione che le forze che uniscono vengano sostenute in ogni possibile modo.

In questo scenario emergono problemi che travalicano i confini degli Stati e che perciò vanno affrontati e risolti in ambiti multilaterali e intercontinentali.

Basti ricordare l'incremento dei traffici, il degrado dell'ambiente marino e il rischio di desertificazione delle zone interne, l'immigrazione clandestina e le sue ricadute sulla sicurezza dei Paesi interessati, la regolazione dei flussi migratori legali e la loro integrazione nelle società europee.

Poiché nessun Paese può risolvere da solo questi problemi, è necessario intensificare e affinare la cooperazione internazionale, sfruttando a pieno la molteplicità dei suoi strumenti operativi per costruire un'area euromediterranea di pace, stabilità e prosperità condivisa.

Naturalmente le decisioni necessarie vanno preparate attraverso il confronto culturale e politico.

Si tratta, come è evidente, di processi non semplici, non facili, non brevi: lo scenario è soggetto a forti tensioni, ma il conflitto non è un esito fatale e il pessimismo non è un dovere.

Nel destino del Mediterraneo, diceva Giorgio La Pira, c'è la “tenda della pace”.

In effetti, seppur lentamente, il Mediterraneo sta diventando sempre più il “lago del dialogo” tra europei e africani, tra africani e arabi, tra arabi ed europei. Dialogo, s'intende, tra stati, culture, religioni, organizzazioni politiche e sociali, con la convinzione che nel rispetto e nel riconoscimento reciproco, le identità diverse possono fare la ricchezza del mondo e darci la chiave per dischiudere un futuro di pace.

La Fondazione “Medidea” nasce dunque in questa ottica, alla ricerca di idee nuove per il progresso dell'area mediterranea e per la costruzione della pace.

L'Italia deve interpretare sempre meglio il suo naturale ruolo di protagonista delle relazioni transmediterranee, valorizzando appieno la specifica vocazione geografica, storico-culturale ed economica del Mezzogiorno e delle isole.

Il nostro Sud è una grande piattaforma mediterranea che, opportunamente attrezzata e gestita, può intercettare quote rilevanti dei nuovi, poderosi flussi di risorse energetiche, capitali e merci che attraversano questo mare.

Decisioni appropriate di politica economica e di politica estera potranno dunque consentirci di sciogliere i nodi storici della questione meridionale in un contesto internazionale ben più favorevole.

Pertanto Medidea porrà la scelta meridionalista al centro delle sue iniziative.

Accanto all'attività principale è prevista la promozione d'incontri e partenariati di studio, ricerca e formazione.

A tali fini, come pure per la realizzazione delle proprie pubblicazioni e iniziative editoriali, “MEDIDEA” ricercherà la collaborazione con atenei, istituti di formazione, centri di ricerca e altre fondazioni operanti in Italia e all'estero.

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30.10.2008
Convegno Italo Libico
Sala Conferenze Ministero degli Affari Esteri
 
Programma dell'evento:

Ore 9:30 Ingresso Ospiti

Ore 9:45 Saluto introduttivo
Sen. Giuseppe Pisanu, Presidente Fondazione Medidea;
Sayf al-Islam Gheddafi, Presidente Fondazione Gheddafi;

Ore 10:15 Intervento di apertura
On. Franco Frattini, Ministro degli Affari Esteri.

Ore 10:30 Apertura Lavori
Dr. Gianni Letta, Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri;
S.E. Shalgam, Ministro degli Esteri della Libia;
Dr. Paolo Scaroni, Amministratore Delegato Eni;
Shokri Ghanem, Presidente del National Oil Corporation.

Ore 11:30 Eventuale dibattito

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17.07.2008
Fondazione Medidea
Ara Pacis - Evento di presentazione della Fondazione Medidea
 
Roma, 17 luglio 2008 I problemi dell'area Mediterranea e le prospettive del Mezzogiorno d'Italia al centro delle iniziative promosse dalla Fondazione
presieduta dal Sen. Giuseppe Pisanuì

Nasce a Roma la Fondazione Medidea, istituita su iniziativa del Sen. Giuseppe Pisanu e di un gruppo di intellettuali cattolici e laici.

Scopo della Fondazione è intensificare la cooperazione internazionale del nostro Paese e in particolare del Mezzogiorno con i 25 Paesi che si affacciano sul Mediterraneo utilizzando il dialogo come strumento di riflessione per alimentare il dibattito tra Stati, culture, religioni e organizzazioni socio-politiche differenti e trova soluzioni condivise ai problemi comuni.

Oggi, infatti, si affacciano sul Mediterraneo 25 Paesi di tre diversi continenti, con 80 porti e 2000 collegamenti che consentono il transito annuale di milioni di persone, di 750 milioni di tonnellate di merci e di 250 petroliere al giorno che trasportano il 20% del greggio mondiale: cifre destinate ad aumentare portando con sé nuove opportunità e nuovi problemi.

La Fondazione Medidea intende promuovere, attraverso incontri e partenariati di studio, ricerca e formazione, la produzione di idee in grado di rispondere alle sfide poste dai continui e incessanti cambiamenti che stanno portando il Mediterraneo al centro delle strategie globali. Questi progetti verranno perseguiti anche attraverso la realizzazione di pubblicazioni e iniziative editoriali in collaborazione con atenei, istituti di formazione, centri di ricerca e altre Fondazioni operanti in Italia e all'estero.

La Fondazione propone iniziative culturali e politiche inedite, volte a favorire un approccio mediterraneo ai grandi problemi che travalicano i confini degli Stati che si affacciano sul piccolo mare delle grandi civiltà.

Programma dell'evento:


Ore 09,30 Ingresso Ospiti

Ore 10,00 Sala Auditorium-Aprono i Lavori
Sen. Giuseppe Pisanu, Presidente Fondazione Medidea
S.E. Mons. Pier Luigi Celata, Segretario del Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso

Ore 11,00
On. Silvio Berlusconi, Presidente del Consiglio dei Ministri
"I problemi dell'area Mediterranea e le prospettive del Mezzogiorno d'Italia".
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Fondazione Medidea

Sede legale e amministrativa
Via Sistina, 91 - 00187 Roma

Tel. +39 06.69921243
Fax. +39 06.69756846
Email.
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Presidente della Fondazione
Sen. Giuseppe Pisanu

Vicepresidente della Fondazione
Massimo Pini
Tarak Ben Ammar

Presidente Comitato Scientifico
Prof. Dario Antiseri

Comitato Scientifico
Prof. Salvo Andò
Dr. Francesco Bellavista Caltagirone
Avv. Francesco Caputo Nassetti
Avv. Marco Cecilia
Sen. Antonio D’Alì
Avv. Francesco De Gennaro
Prof. Antonio Golini
Amb. Guido Lenzi
Mons. Vincenzo Paglia
Prof. Alberto Petrucci
On. Pietro Lunardi
Prof. Vincenzo Ricciuto
On. Prof. Vito Riggio
Prof. Ortensio Zecchino
Pref. Adriano Soi

Consiglieri di Amministrazione
Prof. Dario Antiseri
Notaio Paolo Becchetti
Avv. Maria Assunta Coluccia
Avv. Carlamaria Melpignano
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Sen. Giuseppe Pisanu

Ideatore e presidente della Fondazione Medidea, nonchè direttore editoriale della rivista on line Medideareview.

È nato a Ittiri (Ss) il 2 gennaio 1937 ed è laureato in scienze agrarie. Senatore in carica, è parlamentare dal 1972.

Membro della 3a Commissione permanente (Affari Esteri, emigrazione), attualmente ricopre la carica di Presidente della Commissione parlamentare di inchiesta sul fenomeno della mafia e sulle altre associazioni criminali, anche straniere.

Già Ministro dell'interno nel II Governo Berlusconi e nel III Governo Berlusconi, nonchè Ministro senza portafoglio per l'attuazione del programma di governo nel II Governo Berlusconi, è stato anche Sottosegretario di Stato al Tesoro nei Governi Forlani I e II, Spadolini e V Fanfani, alla Difesa nel II Governo Craxi e nei Governi Goria e De Mita.

È stato infine Presidente del Gruppo di Forza Italia.
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Massimo Pini

Nato a Udine il 01/02/1937; dirigente industriale dal 1969.
Pubblicista iscritto all’Albo dei giornalisti di Milano dal 1979.

Nel 1957 ha fondato la casa editrice Sugarco di cui è stato fino al 1993 membro del CdA e Presidente.

1975 – 1976: Membro del CdA della RAI, Radiotelevisione italiana, nominato dall’IRI.

1977 – 1979: Presidente del Comitato Radiotelevisivo della Regione Lombardia.

1980 – 1986: Membro del CdA della RAI, designato dall’IRI.

1986 – 1992: Consigliere di Amministrazione e membro del comitato di presidenza della holding bancaria - industriale Istituto per la Ricostruzione Industriale (IRI).

1992 – 1993: Consigliere per le privatizzazioni del presidente del Consiglio dei ministri Giuliano Amato.

1998 - 2004: Presidente della Consulta per i Grandi Eventi Culturali della Provincia di Roma.

2001 – 2005: Consigliere del Ministro delle Comunicazioni Maurizio Gasparri.

2002 – 2004: Vice-Presidente di Acea ATO 2 S.p.A.

2003 – 2005: Membro del CdA di FINMECCANICA S.p.A.

2006 – 2007: Membro del CdA e del Comitato Esecutivo di CAPITALIA S.p.A.

Attualmente, in carica:

Membro del CdA e del Comitato Esecutivo di MILANO ASSICURAZIONI S.p.A., Milano
Membro del CdA e del Comitato Esecutivo dell’Istituto Europeo di Oncologia (IEO) S.r.l.
Membro del CdA della FINADIN S.p.A., Milano
Vice-Presidente di FONDIARIA-SAI S.p.A., Firenze
Vice-Presidente della SASA S.p.A., Trieste
Vice-Presidente della IMMOBILIARE LOMBARDA S.p.A., Milano
Consigliere di SEICOS S.p.A. – Gruppo Finmeccanica
Vice Presidente di ADR S.p.A., Roma
Membro del Patto di Sindacato di Rizzoli – Corriere della Sera (RCS)
Presidente del Patto di Sindacato Gemina SpA
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Prof. Dario Antiseri

È Presidente del Comitato Scientifico della Fondazione Medidea. Filosofo.
È stato Professore di "Metodologia delle scienze sociali" alla LUISS di Roma ed è stato preside della Facoltà di Scienze politiche della stessa Università.

Laureato in filosofia, ha proseguito i suoi studi presso varie università europee sui temi legati alla logica matematica ed alla filosofia del linguaggio. Ha insegnato all'Università "La Sapienza" di Roma e all'Università di Siena.

È stato ordinario di filosofia del linguaggio presso l'Università di Padova. Insignito di laurea honoris causa presso l'Università Statale di Mosca.
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Tarak Ben Ammar

Produttore cinematografico tunisino naturalizzato francese, attivo in numerosi campi dell’imprenditoria. Dopo la laurea conseguita all’Università di Georgetown in Relazioni Internazionali, ha iniziato la sua carriera nel 1977 ottenendo l’importante risultato di dare alla Tunisia un ruolo centrale nell’industria dell’entertainment: attraverso la società Carthago da lui creata e alcuni studios che ha costruito, è riuscito a convincere vari produttori cinematografici statunitensi a filmare parti dei loro progetti in Tunisia e lui stesso ha partecipato alla produzione di film internazionali, inclusi i blockbuster “Star Wars” di George Lucas e “I predatori dell’arca perduta” di Steven Spielberg.

Dall’esperienza ottenuta da tali prestigiosi maestri continua la sua attività di produzione e co-produzione di film dal 1980 al 1990.

Dal 1990 decide di dedicare più tempo all’attività di investitore e consulente strategico per i più importanti gruppi media e crea con Silvio Berlusconi la società Quinta Communications, utilizzata come veicolo per effettuare diversi investimenti, come società di produzione e distribuzione cinematografica e per commercializzare diritti audio-visivi e, nello stesso tempo, ha diversificato le sue attività attraverso un portafoglio di investimenti strategici nel settore media.

Dopo aver stretto rapporti professionali con importanti investitori internazionali dell’industria dei media, nel 1995 fa da consulente per gli investimenti effettuati dal Principe saudita Al Waleed bin Talal in Mediaset ed è nominato Consigliere di Amministrazione del conglomerato media di Berlusconi.
Dopo aver supportato il Principe Al Waleed nei suoi investimenti in News Corp e KirchGruppe, fa da consulente a Murdoch nelle sue acquisizioni europee.

In seguito ha aiutato Bolloré a proteggere i suoi investimenti in Mediobanca e Generali: il successo di tale negoziazione gli ha permesso così di essere nominato Consigliere di Amministrazione di Mediobanca, risultando il primo non occidentale e il primo proveniente dall’industria cinematografica a ricoprire tale ruolo.

Nel 1984 è stato insignito della “Legione d’Onore” dal Presidente François Mitterrand per i suoi contributi culturali.

La sua notorietà è cresciuta ulteriormente in Francia all'inizio del 2004, quando ha deciso di distribuire il film di Mel Gibson "La passione di Cristo" nonostante le polemiche che lo accompagnavano. In ambito musicale è stato anche amico ed ex manager del Re del Pop Michael Jackson

Tarak Ben Ammar è Amministratore Delegato di Europa TV, di Prima TV, di Ex Machina SAS, di Andromeda Tunisie SA, di Promotions et Participations International SA, di Holland Coordinator & Service Company ltalia SPA, di Eagle Pictures S.p.A., nonché Consigliere di Amministrazione di numerose società, tra cui Mediobanca S.p.A.
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Sermone della Preghiera del Venerdì,
dello sceicco Wanis Mabruk al-Fasi
piazza Tahrir, Bengasi, 25 marzo 2011.


Ringraziamo Dio, Signore di tutto ciò che è nei cieli e sulla terra. Egli è Saggio e Onnisciente. Ed Egli sia lodato.

Premessa
Il khatib sceicco Wanis Mabruk al-Fasi ha aperto il discorso sottolineando il ruolo che ha avuto l’avvento dell’Islam nel VII secolo d.C. nel favorire l’apertura verso un’era di prosperità non più fondata sull’ignoranza: «Quando Dio ha concesso all’umanità di uscire dall’oppressione» ha inviato Muhammad (sas) il profeta, il quale possedeva «la chiave che la gente aveva smarrito e grazie a essa Iddio ha aperto i cuori e ben guidato le menti. O gente, onorate il vostro Signore che vi ha creato da un solo spirito, e da esso ha creato la compagna e da loro due ha disseminato il mondo di uomini e donne. Onorate Iddio che certamente è il vostro Custode».

Fratelli e sorelle nobili. Popolo di nobili sentimenti,
innanzitutto, permettetemi di parlare di ciò che sta accadendo nel nostro mondo, in Libia. Mi accorgo, infatti, che si tende a separare gli avvenimenti dal loro contesto. Mentre, se vogliamo comprendere ciò che è avvenuto in Libia, dobbiamo tornare indietro di almeno quarant’anni. Quest’uomo [Gheddafi] è apparso quando era ufficiale dell’esercito del Regno. È sceso in campo, dopo aver tradito il patto e il giuramento che aveva prestato. Era ufficiale dell’esercito regolare ma poi, approfittando della disattenzione degli altri, è arrivato su un carro armato per fare un colpo di stato e non una rivoluzione, come pensavano alcuni. Un colpo di stato preparato in segreto. E il nostro popolo lo ha accolto. Questo popolo musulmano, buono e sincero, gli ha creduto, perché usava parole d’ordine funzionali e, a volte, conformi all’Islam. Era un musulmano, che faceva appello a questa religione secondo la dottrina [sunna] del Signore, degli inviati di Dio. In altre occasioni, invece, ha fatto appello al nazionalismo e all’arabismo. Altre volte ancora ha diffuso slogan per la liberazione della moschea di Al-Aqsà e di Gerusalemme a cui la gente era sensibile. Per questo il popolo lo ha seguito e gli ha creduto.
Poi ha iniziato una lunga politica di corruzione e ostilità nei confronti della religione, anzi una guerra all’intera umanità. Ha chiuso le università islamiche. Ha fatto appello alle rivoluzioni culturali per far uscire allo scoperto la parte migliore della gioventù del Paese: pensatori, letterati e uomini di scienza, e poi ha cominciato a catturarli uno dopo l’altro. È arrivato con ideali del socialismo, iniziando una campagna di soppressione, uccisione e prevaricazione nei confronti di chiunque gli dicesse che era empio e ingiusto e ha sperperato le ricchezze del nostro Paese. Ha portato questo popolo alla guerra, come se fosse un gioco per bambini. Abbiamo combattuto contro l’Egitto, la Tunisia, il Ciad. Ha portato i giovani alla rovina. Le sue imprese temerarie sono arrivate anche fuori dalla Libia: ha appoggiato l’esercito repubblicano irlandese, ha sostenuto il Nicaragua, è arrivato persino in Africa e nel Sud dell’Asia.
Il popolo libico è stato sottoposto a repressione e a uccisioni. Nessuno di voi ignora ciò che è accaduto ad Abu Salim, la vicenda dell’Aids che ancora oggi solleva interrogativi. La sequela di impiccagioni e uccisioni nelle piazze, lo spreco di risorse. Il suo modo di essere ha avuto il sopravvento e dopo di lui quello dei suoi figli. Ho sempre sostenuto, e non è un segreto, che i soldi spesi in una sola notte per le serate mondane trascorse dai due figli Saadi e Sayf al-Islam o sic!! Zayf al-Islam [il contraffattore dell’Islam], sarebbero stati sufficienti per asfaltare le strade di un’intera città e ripararne le infrastrutture.
Dunque cosa è accaduto? Questo popolo paziente ha sopportato per lungo tempo quest’uomo e gli ha concesso una lunga tregua. Ora ha recepito l’appello del suo profeta – su di lui la preghiera e la pace di Dio – quando ha detto: «Se vedete che la mia comunità [la mia Umma] ha paura di dire a una persona ingiusta che è ingiusta, abbandonatela», cioè non riponete in lei alcuna speranza. Questo popolo ha fatto proprio l’appello del suo profeta – su di lui la preghiera e la pace – che diceva: «Se non promuovete il bene e non impedite il male e non punite la persona ingiusta ed empia e non lo costringete a stare dentro il diritto, [Iddio] confiderà -su di voi- il potere ai peggiori tra di voi». Questo è quanto è accaduto. Per dirla con franchezza. Abbiamo abbandonato l’ammonimento di fare il bene e impedire il male. Abbiamo avuto paura di morire, abbiamo temuto la fame e abbiamo temuto per i nostri beni. Iddio ci ha imposto le persone peggiori. Coloro che ci hanno governato sono i peggiori della nazione, quindi anche se i buoni tra di voi lo invocheranno, non verrà dato loro ascolto.
Questo popolo ha risposto e ha detto all’ingiusto «sei ingiusto». Niente di più, niente di meno. I giovani sono usciti in strada il 15 Febbraio, pacificamente, senza neppure armi bianche. Si sono fermati a rivendicare le loro legittime richieste. Molto meno di quanto chiediamo oggi. Poi gli avvenimenti si sono ripetuti fino a portare alla Rivoluzione del 17 Febbraio. Gli avvenimenti si sono susseguiti ed è accaduto quel che sapete. Non ho intenzione di ripetere cose a voi note. La storia che state costruendo. Siete voi che fate questa storia. Con il sangue di quei giovani si sta scrivendo la storia della Libia moderna. Con le loro eroiche azioni abbiamo alzato la testa di fronte al mondo. È questo che è accaduto. Quest’uomo ha usato tutte le armi a sua disposizione: ha sgozzato quei giovani nelle piazze mentre gridavano la grandezza di Dio e rivendicavano le loro richieste. È questo ciò che è accaduto. Dunque, che nessuno che nessuno dica si tratti di insurrezione o guerra civile, come alcuni, purtroppo, vanno dicendo.

Nobili fratelli,
voglio, da questo luogo e da questo pulpito, rivolgere alcuni messaggi.
Il primo [è] per voi, uomini o donne. [Giuro su] Dio che avete sollevato la testa della nazione. È come se il profeta Muhammad – su di lui la preghiera e la pace – possa sentire la soddisfazione nel luogo dove ora risiede, perché siete usciti dalla sua scuola, dalla scuola dei [suoi] compagni, dalla Libia musulmana, che ha sollevato la testa dopo la rassegnazione. La gente pensava male di noi. Diceva che per questo popolo non sarebbe mai arrivata la riscossa e che mai avrebbe detto a questo di essere ingiusto, dopo aver sistemato le sue carte, i peculiari rapporti con l’Occidente, Oriente e all’interno. La gente disperava di non poter mai assaporare la brezza di questa libertà. Avete alzato la testa, giuro su Dio, e avete costruito la storia e ci avete permesso di ritrovare noi stessi. Ora il popolo libico riscopre se stesso. È questo il popolo che vogliamo conoscere. Un popolo di eroismo e di clemenza; un popolo collaborativo, che opera per il ricongiungimento parentale; un popolo che si attiva per l’amore, per la fratellanza, per la carità e la dedizione; il popolo di Omar al-Mukhtar, di al-Suwayhli e di Sulayman al-Baruni. È questo il mio primo messaggio e mi auguro che giunga alle popolazioni di al-Zintan, di al-Zawiyah e di Misurata prima ancora di giungere alle vostre orecchie. Ora siete voi a scrivere la storia. Supplichiamo Iddio – glorioso e venerato – che, come ha sconfitto dei partiti ahzab, seminatori di faziosità, sconfigga le falangi di Gheddafi e che la loro fine sia davanti alle mura di Misurata, al-Zintan e al-Zawiyah, in modo che possiamo congiungerci presto alla loro gente.

Il secondo messaggio lo rivolgo, invece, tramite le telecamere, alla comunità internazionale. O gente, non diffondete l’odio tra i popoli. La verità è che avete preferito il petrolio alla dignità dei cittadini libici. Conoscete Gheddafi, anzi alcuni dei vostri stati lo hanno “creato” e sostenuto. Grazie a cosa è stata concessa una chance a quest’uomo? Cosa c’è nel suo cuore o nella sua mente? Grazie a cosa è avvenuto ciò? Cosa possiede quest’uomo per guidare il nostro popolo? Perché ciò gli è stato reso possibile?
Quando il popolo è insorto e sono stati uccisi dei giovani, siete rimasti in posizione d’attesa. Eravate impegnati a organizzarvi, a “programmare i nostri piani”. Era l’unica cosa che vi interessava. Diciamo con franchezza che non ci lasciamo ingannare dalle dichiarazioni. Avete sostenuto quest’uomo e ora dovete prendere un’iniziativa. E vi ringraziamo per l’iniziativa assunta. Ringraziamo la Francia per noi «Iddio non ama chi non è grato alla gente». Ancora prima ringraziamo il Qatar, il suo emiro e il suo popolo. Sinceramente. Lo ringraziamo per la sua posizione. Il Qatar non ha bisogno del petrolio di Gheddafi e farebbe a meno della sua fama e di lui, però [il Qatar] ha assunto una posizione che non dimenticheremo mai.
Ringraziamo l’Organizzazione delle Nazioni Unite, anzi, ringraziamo anche Russia e Cina, perché la loro astensione ci ha agevolato facendo in modo che gli aerei della coalizione riducessero la ferocia dell’arsenale che voleva radere al suolo Bengasi. L’arsenale che era alle porte di Bengasi non stava lì per arrivare alla piazza centrale ma era stato predisposto affinché uno spettatore, fermo a Ghemines, potesse vedere le città di Tokra e al-Agoriyah. Quindi ringraziamo le Nazioni Unite e auspichiamo che si faccia di più, ancora di più. Questa non è una guerra di crociati, come alcuni vanno ripetendo. Gheddafi comincia solo ora a capire cosa siano il Cristianesimo, la miscredenza e l’Islam. Ha usato questa carta, così come usa altre carte “sporche” di cui siamo a conoscenza. Che crociata è questa? In proposito va detto che noi musulmani non abbiamo problemi con il Cristianesimo in quanto fede. Il Cristianesimo è una religione celeste. [I cristiani] sono detentori di un Libro e Dio ci ha concesso di contrarre dei patti con loro: il matrimonio, per esempio. E quale legame è più solido e pregante del matrimonio? Ci ha concesso di mangiare il loro cibo. Siamo una nazione amante della pace. Abbiamo rispetto delle religioni. È quindi questione di crociata? Chi ha fatto appello a questi aerei per la protezione dei bambini e delle donne? Il Consiglio Nazionale: l’unico rappresentante legittimo di questo popolo. Gheddafi non ci rappresenta e non rappresenta l’Islam. Non rappresenta la Libia e non rappresenta neppure i Qadhadhifah [la tribù di Gheddafi]. È un vostro dovere comprendere bene tale questione. Gheddafi non rappresenta che se stesso e divinizza la sua persona da mattina a sera.
È stato il Consiglio Nazionale a chiedere aiuto e a parlare con i fratelli arabi. Poi gli arabi hanno posto la questione alle Nazioni Unite e la risoluzione che è stata approvata non dà il permesso di sbarcare truppe all’interno della Libia, né di invadere o impossessarsi del nostro Paese. Se ciò accadesse, saremmo i primi a contrastare questo tipo di operazioni. Noi, ancor prima di Gheddafi, non accettiamo che la Libia si nuovamente colonizzata. Di ciò il popolo libico è ben conscio. Mi rivolgo a tutti i pensatori e intellettuali che vogliono pescare nel torbido. Questa non è una crociata. È un patto tra patti e se il profeta – su di lui la preghiera e la pace – si fosse trovato nelle stesse condizioni, avrebbe personalmente preso l’iniziativa. Un detto riferito al profeta – su di lui la preghiera e la pace – recita: «Ho visto stringere un patto nella casa di Ibn Gud’an durante il periodo preislamico, tra politeisti, e se vi fossi stato invitato, avrei aderito». Le alleanze e i patti che tutelano le donne e i bambini, l’onore e il sangue, sono legittimi, anzi ben accetti. Quindi non si tratta di una crociata. Tu [Gheddafi] hai fallito e perso, cerca di trovare una via che ti salvi dalla gogna e dalla vergogna. Però [noi] chiediamo alla comunità internazionale di aprire i campi e i porti perché questi giovani e il Consiglio Militare possano rifornirsi di armi moderne capaci di rispondere alla macchina da guerra messa in moto [da Gheddafi].

Nobili fratelli,
nell’ultimo messaggio voglio essere franco con voi. Il dispotismo non si identifica soltanto con un uomo. È un’idea, una fede. Questa tirannia può albergare nel petto di chiunque di voi. Il dispotismo non ha nazionalità né religione. Siamo noi a favorire il dispotismo. Se il dispotismo è una nostra predisposizione, il tiranno tornerà una seconda volta. Credetemi, siete voi il principale antidoto al dispotismo. Voi avete costruito questa rivoluzione e voi dovete custodirla. Nessuno può montarti sulla schiena se la tua schiena è dritta. Attenti a non chinare più la schiena domani dopo aver assaporato il gusto della libertà, della dignità e dell’orgoglio. Con l’aiuto di Dio Altissimo, non piegheremo più la testa e non ci lasceremo ingannare più da nessuno né presteremo fede ad alcuno ciecamente, qualsiasi slogan ci venga proposto, sia esso islamico, liberale o marxista. Non ci inchineremo più di fronte a nessuno. Salvaguardate questa rivoluzione!
Inoltre, attenti a temere la morte. Il profeta – su di lui la preghiera e la pace di Dio – ha detto che queste anime non moriranno fino a quando non si saranno esauriti i loro beni e la loro vita futura. Per tutto c’è un termine fissato. I figli di Israele temettero la morte e uscirono dalle loro case, come dice il Corano: «Non hai visto coloro che sono usciti dalle loro case, ed erano in migliaia. Sono usciti dalle loro case in migliaia temendo di morire». Si tratta di un versetto coranico e di un costume universale che hanno un valore eterno. Uscirono dalle loro case in migliaia, temendo la morte. Cosa disse loro Dio? Gli disse: «Morite». Il timore della morte non dona la vita. Dobbiamo, da oggi, educare noi stessi e i nostri figli a non temere la morte, a non temere le ristrettezze dei beni. Davanti a noi si apre una fase, una lunga fase di costruzione. La vita che porta a Dio è più difficile e ardua della morte. La morte per stabilire l’ordine di Dio richiede coraggio e fedeltà. Ma la retta vita, e la sua costruzione, che propende a Dio richiede fedeltà e coraggio, scienza, doti particolari, solidarietà, fratellanza, pazienza e sopportazione, determinazione e costruttività, abnegazione, apertura di spazi di dialogo e concordia.

Fratelli,
abbiamo davanti una lunga strada. Sin d’ora dobbiamo sottoscrivere un contratto sociale e un patto nazionale per andare avanti in questo Paese verso uno stato civile, in cui i diritti e la dignità dell’uomo siano rispettati e non più offesi, come in passato. Uno stato civile nel quale i politici si alternino al potere senza un leader che governi in eterno. Nella prossima Libia non ci sarà un unico falco, re dei re, né un pensatore unico. Anzi, mi auguro che nella Libia moderna la foto del capo dello stato non venga affissa in alcun luogo. Chi guiderà questo Paese sarà nei nostri cuori e verrà assistito dalla nostra determinazione, dandogli consiglio e aiuto, con l’approvazione di Dio Altissimo. Non lo osanneremo! Nessun Osanna per un uomo, chiunque sia.
La Libia di domani è la Libia della Costituzione, alla quale tutti dovranno sottostare. È la legge fondamentale alla quale ci atterremo tutti, sia essa in contrasto o in accordo con le nostre opinioni. Abbiamo dinanzi una fase di costruzione che richiederà molto impegno. Voglio però che siate ottimisti. Ho già detto che Gheddafi è il passato. Gheddafi è finito. Chi avrà autorità su quest’uomo, governerà questo popolo. Cosa pensa il popolo? Cosa pensa Gheddafi del suo popolo? Cosa crede che siamo? Che immagine ha di questo popolo? Crede che siamo una moltitudine di topi, nascosti nelle fogne, ai quali vengono date, di tanto in tanto, briciole di petrolio. Magari ci fossero state elargite queste risorse! Avremmo potuto riformare questo Paese. [Gheddafi] guarda a noi come a un gruppo di topi e quando ci siamo ribellati siamo stati considerati un gruppo di ubriaconi e drogati. Lui non pensa che tra il popolo c’è chi, col coraggio e col rifiuto, può uscire allo scoperto per dirgli «vattene, venduto!». E che «in Libia ci sono uomini», come viene scandito nel grande slogan. È questo quello che pensa quest’uomo.

Fratelli,
dinanzi a noi c’è una tappa edificante. Abbiamo bisogno di valorizzare il ruolo delle donne. È noto che il popolo libico, e noi apparteniamo a questo popolo, è legato alle tradizioni e questo potrebbe condurci a ristringere i settori di lavoro delle donne. Però spero sinceramente che la donna sia al fianco dell’uomo nella nuova Libia. Si attenga al pudore, alla creanza, alla disciplina della fede e ai dettami della consuetudine, ma che stia al fianco dell’uomo per costruire insieme questa patria, perché non può costruirla il maschio da solo. Questa patria è di tutti. Questa patria è stata liberata da tutti e tutti devono contribuire a ricostruirla. È questa la Libia alla quale aspiriamo. Domandiamo a Dio – Glorioso e Venerato – che, come ha condotto gli uomini del bene al bene e li ha assistiti, ci conduca a tutto il bene e che ci assista. Questo è quel che dico, e invoco il perdono di Dio per me e per voi. Grazie a Dio, che accetti la nostra preghiera di pace e di misericordia rivolte a Muhammad figlio di Abdallah, la sua famiglia, i suoi compagni e i suoi seguaci.

Nobili fratelli,
Alcune cose che sono successe necessitano di dialogo e solidarietà ed è fondamentale che da essi nascano decisioni e precisi orientamenti.
La prima. Sottopongo alla vostra riflessione la questione del sangue. Disse [il profeta] – su di lui la preghiera e la pace –: «Il credente continua a vivere nel benessere della vita finché non viene versato sangue proibito». E in un’altra versione si recita: «Il credente continua a stare nella purezza della fede finché non viene versato sangue proibito». E disse – su di lui la preghiera e la pace – che il crollo di questo mondo, considerate l’onore del sangue, il crollo del mondo è, per Dio, meno grave dello spargimento del sangue di un credente.
Vorrei dirvi una cosa, è mia abitudine essere franco nel parlare. I comitati popolari e alcuni uomini della sicurezza non sono da considerare tutti allo stesso livello nella guerra contro il nostro popolo. È una realtà su cui dobbiamo aprire una discussione. Tra essi ci sono ingordi, mercenari, salariati e persone di animo debole che desideravano, grazie all’iscrizione a questo partito, ottenere una casa, un mezzo per vivere, soldi o cariche pubbliche. Queste persone non vanno considerate alla stessa stregua di quelle realmente leali al regime. Vi è, infatti, tra loro chi nel cuore maledice cento volte al giorno Gheddafi ma lo elogia quando deve chiedergli cose che desidera. Questa è una tipologia di persone. Non bisogna porre sullo stesso piano questa gente con chi sostiene realmente quest’uomo e combatte contro il nostro popolo: i seguaci dell’ideologia bacata di questo uomo, che sono convinti e credono che sia arrivata la passione prima ancora di conoscerla. Essa ha casualmente incontrato un cuore vuoto e vi si è insidiata». Cuori privi di cultura e di coscienza, della comprensione della realtà dell’Islam. Questa ideologia si è inculcata nel loro petto. Sono stati ingannati da quest’uomo. Quindi non sono tutti uguali. Non è ammesso pertanto lo spargimento del sangue di questa gente per la semplice appartenenza. Vi devo fare questo discorso poiché non è possibile che la nuova Libia si avvii nel peccato. Il peccato più grave tra i peccati è quello di [concedersi il diritto di] spargere il sangue. Non è possibile, fratelli. Ma, allo stesso tempo, non posso riconoscere che resti impunito chi combatte contro questo popolo. Ci si deve adoperare per combatterlo. Poco importa se questi è un militare, un finanziatore o un sostenitore di questa guerra contro il popolo. Costui è parte attiva nella harabah [la guerra guerreggiata] ed egli stesso ha cercato lo spargimento del proprio sangue. Però, diversamente da ciò, vorrei evidenziare ai giovani che sono impegnati in trincea e nei posti di blocco: attenti a non incontrare Dio – Glorioso e Venerato – spargendo il sangue di innocenti. Se qualcuno avesse da reclamare un bene, e un altro, Dio volendo, facesse ricorso alla magistratura giusta, è meglio che il giudice perdoni con comprensione. È meglio che un giudice sbagli nel perdono che nella condanna. Fateci sbagliare nel perdono. Non c’è niente di male se qualcosa ci viene rimproverato. L’errore nel perdono è sicuramente meglio che incontrare Dio dopo avere versato sangue di gente innocente. Inoltre, non tutti coloro che trattano con questo regime sono uguali. Il nostro compito primario è quello abbattere quest’uomo. Tutti gli sforzi devono essere compiuti per questo scopo.
La seconda questione. Ho notato alcuni fenomeni. Alcuni cercano di regolare i conti, di avanzare o arretrare, esaltare il proprio ruolo o il ruolo del proprio sindacato, del proprio partito o della propria tribù. Ciò, giuro su Dio, non dovrebbe esistere in questa fase. Al contrario, se si offre a Dio – Glorioso e Venerato – in segreto è meglio per te. Lascia stare la notorietà ed evita che venga proclamato il tuo nome. Bisogna mettere da parte i conflitti su queste cariche o questi nomi.
L’ultima cosa. Dobbiamo stringerci intorno alle istituzioni presenti ora: al Consiglio Nazionale, unico legittimo rappresentante di questa patria. Dobbiamo stringerci attorno a esso, sostenerlo con le proposte. Stare col Consiglio con spirito propositivo. Con spirito critico ma con riserbo. È di questo che c’è bisogno, ed è questo ciò che i rappresentanti del Consiglio ci chiedono. Dobbiamo, inoltre, aggregarci attorno ai Consigli comunali, offrendo loro pareri e sostegno. Ho visto alcuni atteggiamenti che non sono degni di voi, uomini. Bengasi non deve essere abbandonata né Misurata ferita. Bengasi non deve essere abbandonata quando è sicura. Perché non tornate al vostro lavoro? Voglio farvi questa domanda: perché le banche e gli ospedali non riaprono? Perché non si torna a lavorare? Perché rimaniamo chiusi in casa davanti agli schermi delle emittenti satellitari a commentare gli avvenimenti quando siamo noi a creare gli avvenimenti? È un vostro dovere riprendere le attività lavorative. Anzi, mi spingo oltre. Ho detto ai fratelli delle città di Al-Bayda e di al-Marg di riprendere la vita normale, con l’apertura di alcune scuole, anche part-time. Tornino professori, professoresse e studenti per riattivare le scuole, anche solo due ore al giorno. Insegniamo loro il senso di questa rivoluzione, i motivi per cui è nata questa rivoluzione. Cosa dice l’Islam in proposito? Perché non rimettersi al lavoro? Riprendete le attività! Questo è il messaggio più grande che rivolgiamo alla comunità internazionale. Formiamo uno stato civile e adoperiamoci. Se non possiamo costruire le scuole a causa della paura, non possiamo fondare gli enti vitali di questo Paese. Questo è un impegno [da onorare]. La jihad [la lotta] non significa prendere le armi e andare al fronte. Questa è una visione errata della jihad. Questo si chiama combattimento. Mentre la jihad nell’Islam ha sensi molteplici. La jihad attraverso la parola. La jihad attraverso l’impegno politico. La jihad dell’informazione. La jihad attraverso le operazioni finanziarie. La jihad del proponimento positivo. Sono tutte jihad. Se tu riapri la banca o torni a lavorare all’ospedale, sei effettivamente un mugahid [combattente] e anche tu sei in trincea per Dio. Non fate di Bengasi una città senza lavoro e attività.
Altra cosa. Questa marcia, con cui quest’immondo vuole confondere le carte e far giungere un messaggio all’Occidente, somiglia molto alla politica del sionismo. Mi rivolgo alla gente e spero che mi si dia ascolto. Sia a coloro che marciano che agli organizzatori: questa marcia è stata respinta. Innanzitutto, vi rivolgiamo, se siete sinceri, un invitiamo a non percorrere lunghe distanze. Abbiamo pietà di voi. Andate ad al-Zintan, ad al-Zawiyah, a Misurata, se avete dei rami d’ulivo. Temo invece che abbiate rami di Gharqad [pianta malefica]. Gheddafi non viene con rami d’ulivo. Ormai è cosa nota. Noi libici lo abbiamo sperimentato. Egli non porta rami d’ulivo. Gheddafi non conosce che il rancore e la pianta del Gharqad, la pianta dei giudei. Però, diciamo alla comunità internazionale, supponiamo che questa marcia sia sincera, come dicono i media. Diciamo loro: andate ad al-Zintan, ad al-Zawiyah e a Misurata. Piantate alberi in quei posti. A noi doni sono già arrivati. Alcuni mi hanno detto, e qui vale la credibilità del narratore anche se è di fiducia, che il dono di Gheddafi è già arrivato a Bengasi: sono le pasticche e gli anabolizzanti e le cose “sporche” con le quali si è presentato l’esercito che ci ha mandato. Diciamo quindi, a questo maledetto, che quella gente non entrerà e non oltrepasserà i passaggi custoditi dai rivoltosi. «Uomo avvisato, mezzo salvato». Non ci dicano che ammazziamo gli innocenti. Non diteci che ammazziamo gli innocenti. Noi non ci fidiamo di quest’uomo. E se quei veicoli fossero imbottiti di mine? Anzi, di veleni e di gas tossici come quelli portati dall’esercito? Faccio presente a ogni intellettuale non libico, fosse anche un pensatore islamico o non islamico o uno sceicco, tramite questi canali [satellitari], che non siamo bambini. Conosciamo bene quest’uomo. Non perdete tempo coi sofismi della politica. Questa questione, fate attenzione, la questione libica è senza precedenti. Non offrite responsi sulla Libia. Non siamo minorenni, non abbiamo bisogno che ci facciano lezioni di politica. Abbiamo i politici e abbiamo gli esperti. Siamo stati noi a lavorare questa pasta d’uomo e a panificarlo. La questione libica è, come ho detto, senza precedenti. Hanno mai letto questi pensatori e scienziati qualcosa sul regime di Gheddafi sui libri? Non c’è nulla su quest’uomo nei libri. Hanno sperimentato mai in passato un simile lurido regime? È una questione senza precedenti. Noi conosciamo Gheddafi e i suoi giochetti. L’altro ieri io e uno sceicco di Agdabia siamo usciti. Ci era giunta notizia da parte delle falangi di Gheddafi presenti ad Agdabia, che le falangi volevano arrendersi e volevano un salvacondotto e un certo numero di pullman per essere trasportati a Bengasi. Gli abbiamo creduto, siamo andati, io e questo venerabile uomo, e con noi c’era uno dei colonnelli dell’esercito vicino alle falangi. È uscito un uomo con la bandiera bianca. Gli abbiamo detto di portare un’arma con sé e un telefono e lo abbiamo aspettato per ore. Hanno risposto con le armi, lanciamissili e cannoni bazooka. Siamo tornati indietro. Questa gente non rispetta alcun patto né promessa. Non c’è religione, patriottismo, umanità nei loro cuori. Per questo non abbiamo accettato la marcia organizzata. Diciamo loro «tornatevene da dove siete venuti poiché siete dei perdenti. Non entrerete e non profanerete questa terra. Se avete delle intenzioni sincere, andate a Misurata, al-Zintan e al-Zawiyah».
Ancora una cosa, fratelli. Non date ascolto alle dicerie che si diffondono nell’aria. Il Corano ci mette in guardia da ciò. Qualsiasi cosa relativa alla sicurezza o al timore viene propagata. Anche se non è cosa da farsi. Senti una parola e la diffondi, dicendo: ho sentito, hanno detto, avevano detto. Basta con l’uomo delle menzogne. Come ebbe a dire il Profeta – su di lui la preghiera e la pace – per raccontare ciò che si è sentito dire. Basta col mentire. Se vuoi essere considerato un bugiardo, basta che racconti quel che hai sentito. Non raccontate tutto quello che sentite, neanche se sentite un discorso. Come dice il Corano, se arriva una notizia riguardante la sicurezza o il timore, verrà diffusa. Se l’avessero riferita prima al Profeta o al loro responsabile, cioè ai dirigenti, a un politico, un comandante militare o civile, questi avrebbero saputo cosa dedurne. Non sollevate dicerie e non intendo solamente le dicerie di timore, ma anche quelle sullo stato di sicurezza. Non dite che la strada è sicura quando non lo è. Facendo ciò guastereste i piani dei giovani, dell’esercito e dei rivoltosi. Attenti quindi alle dicerie. Diffondere le dicerie è peccato. Fate attenzione!
Inoltre, state attenti al mal pensare della gente, ma state attenti pure a escludere la gente. Questo è atteggiamento vile. Non escludete nessuno. La Libia è di tutti e tutti devono ricostruirla. Questa rivoluzione non è una rivoluzione che hanno costruito gli islamisti, i laici o i liberali. Nessuno può arrogare a sé questa operazione. Questa rivoluzione è un dono divino, viene da Dio – glorioso e venerato – vergata dai giovani coi loro petti nudi. È opera dei libici.
Ho detto alla gente che la Tunisia aveva realizzato una cosa difficile e l’Egitto ha fatto la stessa cosa. Ma i libici hanno fatto l’impossibile. Hanno fatto un miracolo. Il fatto è, e questa non è partigianeria per la mia patria, che non esisteva alcuna possibilità che questa rivoluzione si realizzasse. I libici l’hanno fatta senza un’organizzazione, senza una Costituzione, senza neanche dei notabili. Gheddafi combatteva persino i simboli. Ricordatelo. Voi libici lo ricordate ma se lo diciamo sulle emittenti, forse ci sarà chi non ci crederà. Gheddafi aveva bandito e proibito di chiamare persino i giocatori delle squadre di calcio con i loro nomi. Bisognava pronunciare solo il suo nome. Neanche quello di Muhammad – su di lui la preghiera e la pace –. Era infastidito che si menzionasse al-Habib al-Mustafa [l’Amato, il Prescelto], come è ricordato il profeta – su di lui la preghiera e la pace –. In uno dei suoi discorsi [Gheddafi] ha affermato che Muhammad non era che un trasmettitore, un postino e diceva dei Sahaba [compagni del Profeta] che dovevano essere calpestati, e dell’hijab [il velo] che fosse opera di satana. Gheddafi aveva combattuto anche i simboli. Ci ha lasciato senza esercito, senza scienziati, senza simboli, senza sistema, senza istituzioni, senza sindacati, senza partiti. Però il popolo ha fatto il miracolo. Quanto è avvenuto in Libia è un fatto straordinario. Supplichiamo Dio – Glorioso e Venerato – che come ci ha donato questa grazia, ci permetta di essere degni di custodirla. Infine, vi dico: non iniziate la vostra nuova vita nel peccato. E il primo di questi peccati è che i cuori non si aggrappino alla corda di Dio – glorioso e venerato –. Fate in modo che i vostri cuori restino aggrappati alla corda di Dio – Glorioso e Venerato –. Confidate nella vittoria di Dio. Fate in modo che questi cuori non si aggrappino agli aerei nel cielo sopra di voi ma guardate verso chi è più in alto di loro: il Lodato, l’Altissimo. Aggrappate i vostri cuori a Dio. Prendete i mezzi, ma abbiate fede in Colui che procura i mezzi. Se Dio guarda nei nostri cuori e li trova sinceri, aggrappati a Lui, il Lodato, ci concederà la vittoria.
Quindi, attenti a non peccare! L’Altissimo ha detto: è apparso il male sulla terra e sul mare poiché, per quanto abbiano acquisito le mani della gente, il male appare solo se noi accettiamo i peccati e il peccato si diffonde.

Fratelli,
l’Islam ha maledetto chi fa uso di alcolici, attraverso la lingua di Al-Mustafa (Maometto). Ha maledetto colui che usa alcol, lo offre e lo serve agli altri. Il profeta – su di lui la preghiera e la pace – ha maledetto il corruttore e il concusso. Dio ha maledetto il corruttore e il concusso come è evidenziato nella sunna [insieme dei detti e fatti riferiti al profeta]. Il Profeta – su di lui la preghiera e la pace – e il Corano hanno maledetto chi ricorre al riba’ [usura]. Ha maledetto l’ammaliatrice e colui che recide la parentela uterina. Non vogliamo che la Libia moderna cominci con una serie di cose maledette. Dobbiamo purificare questo Paese dalle maledizioni e non disubbidire a Dio – Glorioso e Venerato – altrimenti arriverà chi è peggiore e più malefico di Gheddafi. Attenti a non iniziare la vostra vita nel peccato. Appianate le controversie tra di voi e Dio – glorioso e venerato – e tra voi e gli altri. Il senso di fraternità è essenziale. Attenti ai fratelli. Noi siamo uniti, grazie a Dio, la Libia è uno stato musulmano, dove non ci sono appartenenti alla religione cristiana. Non ha senso parlare di islamisti, come alcuni continuano a ripetere. Ho detto che in Libia non esistono islamisti. La Libia è tutta musulmana. È un Paese musulmano, e anche colui che commette atti di insubordinazione è un nostro fratello nell’Islam. Anche se ha commesso tali azioni e peccati capitali è sempre un musulmano, per cui invochiamo penitenza e ritorno [all’ovile]. La Libia è uno stato musulmano dove non ci sono cristiani o ebrei. Dico di più, e sia lode a Dio, non esistono neanche le sette; sciiti né altri. Anche i nostri fratelli ibaditi sono sunniti, anzi sono più prossimi alla sunna del profeta di altri. Per cui non comprendo il loro particolarismo. Sono più prossimi alla sunna di ogni altra comunità. Ci uniscono il sangue, la fede e la patria. Grazie a Dio le avvisaglie della concordia sono vive in questa patria. Quindi non sollevate tra di noi conflitti immaginari. Dobbiamo vivere da fratelli, unirci e restare concordi, sbarrando la strada a chiunque cerchi di sollevare regionalismi, tribalismi, settarismi, sotto qualsiasi forma. Questa rivoluzione la dovete salvaguardare. Dovete serbare questi valori. Dovete combattere e lottare. Accerchiare e sopprimere tali rischi prima che si diffondano. E vi sottolineo quel che il venerabile compagno del Profeta aveva raccomandato ai suoi figli prima di morire. Quei versi di delicata e limpida poesia dovrebbero essere inseriti nella Costituzione. Egli raccolse i suoi figli e gli disse: «Negate il rancore tra di voi. Avvicinatevi nella lontananza e la presenza testimoniale, affinché si inteneriscano i vostri cuori e la vostra pelle per tutti. La pietre focaie, se le riunisci, non le potrà rompere neanche il più forte dei forzuti, cioè rifiuterebbero di rompersi, ma se venissero separate diverrebbero fragili e potrebbero rompersi».
Con il segno di Dio l’Altissimo non ci disperderemo. Noi siamo una ummah [nazione] del nostro Dio uno e unico. La nostra Costituzione è la nostra guida è una – su di lui la preghiera e la pace – la nostra qibla [la direzione della preghiera verso la Mecca] è una, il nostro messaggio è uno. Non ci disperderemo, con il consenso di Dio l’Altissimo. Siamo anche la comunità ummah dell’unicità. Dobbiamo essere l’ummah dell’unificazione della parola. Noi vogliamo l’unità e vogliamo l’unificazione della parola.

E p i l o g o
Prima dell’inizio della preghiera che segue la khutbah, lo shaykh Wanis Mabruk, invita i fedeli ad avere fede in Dio misericordioso e nella vittoria sul sistema tirannico che ha oppresso questo Paese».

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Testo del discorso del Primo Ministro Silvio Berlusconi alla ratifica del Trattato di Amicizia, Cooperazione e Collaborazione Italo-Libica.

Sirte, 2 marzo 2009
Il primo Ministro italiano partecipa alla Celebrazione libica de 32esimo Anniversario del Congresso Generale del Popolo.

I appendice
Sirte, 2 marzo 2009 (JANA)

Per molti anni il vostro Leader ed io abbiamo perseguito questo trattato con fermezza.

Devo dire: estendo il mio ringraziamento al vostro Leader il quale ha dimostrato comprensione per le difficoltà della nostra democrazia e del nostro sistema parlamentare che hanno impedito il raggiungimento di questo trattato nei tempi desiderati tanto da me quanto dal Leader.

Questo trattato pone fine ad un tragico passato … e noi speriamo sia l’inizio di una nuovo fase di amicizia e cooperazione.

Il Leader mi ha riferito che intendere proclamare il 30 Agosto “giorno dell’amicizia” tra la Grande Giamahiria  e le Repubblica Italiana.

Per me è stato un grande onore l’essere stato invitato a passare il 30 Agosto in compagnia del Leader e a trattenermi per condividere con voi la Celebrazione del 40esimo anniversario della vostra Rivoluzione.

Il trattato significa stretta amicizia tra i nostri paesi.
Oltre agli impegni finanziari, l’Italia costruirà case ed utilizzerà i propri ospedali per curare le vittime del passato distante. Restituirà inoltre alla Libia manoscritti, libri e preziose antichità.

Da parte sua la Grande Giamahiria aprirà le porte agli italiani che sono nati qui e che conservano un grande amore per il vostro paese.

Questo offrirà la possibilità per una intensa cooperazione che comporterà grandi benefici ai nostri due paesi.

Voglio dire grazie al vostro Leader per il suo impegno in questo trattato ed approfitto di questa occasione per congratularmi con Lui per la sua elezione alla Presidenza dell’Unione Africana … si merita questo per essere il Leader della Giamahiria, il Re dei Re Africani ed il Presidente dell’Unione Africana … si merita anche di più perché più di chiunque altro ha combattuto per il bene dell’unità dei paesi africani.

In qualità di Presidente dell’Unione Africana estendo a Lui l’invito di venire in Italia per la prima volta in occasione di un grande evento il vertice del G8 che avrà luogo in Sardegna a Luglio.

In qualità di Presidente di turno del G8, ho introdotto alcuni cambiamenti nella creazione del gruppo … Il primo giorno di incontri sarà ristretto ai soli paesi del G8, il secondo giorno alle economie emergenti … India, Cina, Sud Africa, Egitto, Messico e Brasile si uniranno alle sessioni mentre il terzo giorno si uniranno la Corea del Sud, l’Australia e l’Indonesia.

Questi paesi insieme rappresentano l’83% dell’economia mondiale ed oltre il 60% della popolazione mondiale.

Il terzo giorno sarà interamente dedicato al Presidente dell’Unione Africana, il vostro Leader insieme ad altri cinque paesi africani … in modo da poter ascoltare quanto ha da dire e che soluzioni propone per i problemi del continente africano.

Il mondo di oggi è unito nella sofferenza per via di una grande crisi … ci sono ferite che non sono guarite nel corpo del mondo in particolare il conflitto israelo-palestinese fa sanguinare queste ferite.

Sono arrivato da voi da Sharm al Sheik dove proprio oggi si è tenuta una conferenza per la ricostruzione di Gaza … so quanto il vostro Leader è interessato a questo argomento.

Questa mattina abbiamo posto le basi per portare l’aiuto della comunità internazionale al popolo palestinese.

Al vertice G8 suggerirò alla comunità internazionale un grande piano che mi piace chiamare Piano Marshall per aiutare l’economia palestinese.

Per questo invito tutte le istituzioni internazionali … costruiremo un aeroporto internazionale in Cisgiordania e grandi alberghi per agevolare tutti i cristiani e musulmani del mondo a visitare i luoghi sacri della Palestina.

Curare le ferite significa portare pace e stabilità in tutto il Medio Oriente e nel Mediterraneo.

Credo che questo darà gioia al vostro Leader il quale spesso mi ha espresso la sua preoccupazione per queste ferite non curate.

Ancora una volta esprimo il mio ringraziamento di cuore per la generosità … e ancora una volta condanno il nostro passato per ciò che ha recato alla vostra gente e vi chiedo cortesemente il perdono.
Lavoreremo con il vostro Leader a beneficio della nostra gente.

E sempre avanti, come dice il vostro Leader.
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Testo del discorso del Leader della Rivoluzione, Presidente dell’Unione Africana alla vigilia del 32esimo anniversario della Istituzione dell’Autorità del Popolo e della nascita della prima Giamahiria¹.

Sirte, 2 marzo 2009 (JANA)
Prima di tutto ci congratuliamo per l’Istituzione dell’Autorità del Popolo nella data del suo anniversario … è ora chiaro che l’autorità è passata virtualmente al popolo il 2 marzo il quale la pratica attraverso i Congressi del Popolo Locali e i comitati del Popolo e tutti gli attivisti del popolo libico … non esiste alcuna autorità al di la del popolo.

È stato stabilito al mondo che qui su questa terra lo stato delle masse è stato istituito da uomini e donne, questa è la Giamahiria libica …
Facciamo le congratulazioni a noi ed ai nostri ospiti in questo grande giorno.

Estendiamo i nostri complimenti ai nostri ospiti che sono con noi oggi a partecipare alla celebrazione di questa occasione … in particolare e principalmente il nostro vicino amico Berlusconi, Primo Ministro italiano e la delegazione di alto rango che lo accompagna guidata dal nostro amico Andreotti.

Salutiamo i nostri ospiti da ogni parte del mondo che sono qui con noi e anche coloro che non sono stati in grado di esserci ma sono prossimi a venire qui.

Salutiamo i rappresentanti dei paesi esteri e fraternamente le delegazioni africane … vedo delegazioni di alto rango dall’Africa e dall’Asia.

Vedo la nostra sorella Migawati … ed i fratelli della Guinea Bissau … nostra sorella Prima Donna della Sierra Leone.

Vedo anche famose delegazioni Touareg dall’esterno della Libia sebbene siano libici ma dimorano in altri stati.

Saluto tutti i presenti tra la platea e mi scuso se non riesco a vedere le altre delegazioni presenti.

Ancora una volta, come ho già ripetuto il 30 agosto 2008 a Bengasi alla presenza del mio amico Berlusconi quando abbiamo firmato il trattato di amicizia, collaborazione e cooperazione tra i due paesi …

Ancora una volta vorrei ricordare che questo traguardo è un momento storico e riteniamo che gravi errori si sono verificati tra le relazioni dei popoli delle due sponde del Mediterraneo.

Tuttavia, dopo lunghi decenni, siamo stati capaci di condannare gli errori e ciò che fu un grave errore storico, abbiamo voltato pagina, come il vostro amico Berlusconi ha affermato, egli ha chiesto il perdono e di accettare le scuse.

Di certo, il 30 agosto, è il giorno della storica amicizia tra il popolo libico e italiano e, a Dio piacendo, lo celebreremo ogni anno.

Inoltre, la firma dell’accordo tra i due paesi, che sancisce una rottura con il ripugnante passato e il fallimento degli schemi coloniali, è davvero guardato come un esempio come ha dichiarato il mio amico Berlusconi, ed è considerato un precedente storico per tutti i paesi che colonizzarono e che furono colonizzati.

L’ammissione storica del libero popolo italiano, liberatosi dall’impero coloniale fascista e dalla malattia espansionista, dovrebbe essere abbastanza.

Uno degli italiani liberi è qui di fronte a voi nel cuore della Libia a Sirte che era la linea del fronte a dirvi che è impossibile per un popolo governarne un altro, occupare un altro popolo o un’altra terra o cercare di ottenerla o di rimanere su di essa.

Questo ci riguarda … questa è una condanna storica dello schema coloniale a livello mondiale.

Dopo tutte le sofferenze patite ora la Libia è libera e appartiene ai libici non all’Italia o al fascista Mussolini.

È stato sufficiente che Mussolini stesso sia stato punito dagli italiani che lo hanno giustiziato e trascinato il suo corpo per le strade.

Ma allo stesso tempo … gli italiani e rendiamo omaggio a uomini come Garibaldi, che ha unito l’Italia, Cavour (?) e Mazzini che avevano pensato all’idea di unire l’Italia, idea che fu poi realizzata da Garibaldi.

Ora la nuova Italia è un’Italia libera … dobbiamo accettare le sue scuse e siamo uniti contro il colonialismo e condanniamo il progetto fallito e voltiamo questa pagina nera.

Dobbiamo scrivere una nuova pagina nella storia delle relazioni tra i due paesi.

Sostengo che le relazioni tra Libia e Italia da oggi saranno basate su obblighi legali, dall’autorità della legge … questo perché diversamente tra le relazioni tra altri due stati qualsiasi in termini diplomatici, economici e di procedure amministrative firmati da ecclesiastici e ministri … il rapporto tra Libia e Italia è ora siglato dal popolo libico ed italiano.

Questo è un rapporto legale, legittimo e sacro ... basato sul rispetto dai popoli dei due paesi, sull’amicizia e la collaborazione.

Questo è un grande successo storico.
Da adesso in poi il rapporto tra i due paesi sarà basato su questa premessa … nessuno può violare ciò che è stato convenuto tra il popolo libico e italiano … tutti sono obbligati a rispettare questo obbligo legale.

Spero che tutti i libici riescano a superare le proprie emozioni e a tendere la mano dell’amicizia, della collaborazione e della cooperazione agli amici italiani e si rendano conto che adesso essa è una relazione tra due popoli indipendenti e che ciascuno gode della propria libera volontà, una relazione tra eguali, una relazione di rispetto ed eguaglianza.

È importante rendersi conto che quando abbiamo voluto dimostrare la nostra abilità nella resistenza non riconoscendo la colonizzazione del nostro paese.

Abbiamo combattuto ed offerto il nostro sangue puro e le nostre preziose anime, non avevamo paura e non abbiamo sostenuto che la monarchia italiana era un grande paese all’epoca ed eravamo un popolo senza difese sotto la colonizzazione ottomana. Non ci siamo dati per vinti combattendo ed il martirio era un dovere, abbiamo combattuto e siamo diventati martiri.

Ora è il tempo dell’amicizia e del riconoscimento di due popoli eguali, ognuno dei quali gode di una volontà indipendente e capace di accettare ciò che è accettabile e di rifiutare ciò che non lo è.

Ora dovremmo accettare, nonostante il passato, la mano che ci è stata tesa e che si scusa per il passato e accettate l’amicizia con l’Italia e scrivere una nuova pagina e consentire agli italiani che risiedevano in Libia di ritornare, visitarla e alle compagnie italiane di lavorare in Libia.

La proibizione che era imposta alle compagnie italiane, in quanto i contratti erano stipulati solo tramite complessi accordi dai tempi della Rivoluzione sino ad ora, dovrebbe essere rimossa dopo questo accordo, inoltre le compagnie italiane dovrebbero essere favorite e l’Italia dovrebbe essere favorita.

Questo è successo solo dopo che la nostra volontà è stata libera … la libertà della volontà è importante … ci sono paesi dai quali tale volontà è uscita di scena, hanno avuto la loro bandiera dell’indipendenza, ma questa volontà non è libera … forse non ci sono eserciti stranieri sul proprio territorio ma la loro volontà non è libera.

Questi paesi quindi non sono liberi … l’indipendenza è l’indipendenza della propria volontà … se la tua volontà non è libera allora non sei libero e quindi sei reso schiavo anche se non ci sono soldati stranieri sulla tua terra …. Non c’è alcuna utilità in questa indipendenza.

Secondo questo trattato accettiamo le scuse dall’Italia … secondo questo trattato l’Italia compenserà il popolo libico pagando 250 milioni di dollari ogni anno per vent’anni.

Inoltre i manoscritti e le antichità prese alla Libia durante l’era coloniale saranno restituite.

Sapete che il nostro amico Berlusconi è venuto a Bengasi il 30 agosto con la “Venere di Cirene” la famosa antichità restituita.

Prima di Berlusconi il nostro amico D’Alema, allora Primo Ministro italiano, venne con “l’Afrodite” oggi custodita nel museo … era stata presa in Libia.

La restituzione di queste due opere antiche ha aperto la strada per il ritorno di tutte le opere che furono sottratte alla Libia durante il dominio coloniale italiano così come tutti i manoscritti.

Inoltre, in base all’accordo, [si è stabilita] una cooperazione tra Italia e Libia a tutti i livelli e con tutti i mezzi per determinare il destino dei migliaia di libici esiliati in Italia e forzatamente sottratti alle proprie case e città.

Siamo prossimi a determinare il loro destino: sono tutti morti? Furono assassinati? Furono rilasciati? Si sono sposati in Italia ed hanno bambini? Sono figli? Sono nipoti? Dove sono le loro tombe? Dove sono sepolti? Come è morto ciascuno di loro … per malattia? Per fame? Tortura? Esecuzione? Per malattie naturali?

Il destino di migliaia di libici è sconosciuto.

Mi dispiace ricordare che tra il 1945 e fino alla rivoluzione del 1969, la Libia ha dovuto fare attenzione a queste questioni pericolose, poiché in quel periodo alcuni degli esiliati … per giunta un gran numero erano ancora vivi.

Perché i libici non hanno parlato degli esiliati … il nonno di qualcuno è stato esiliato, di un altro il padre, la madre, la sorella e addirittura un figlio?

Ora dicono di si, qualcuno viene da me a dirmi si, mio padre era tra gli esiliati, mio nonno, zio, moglie sorella e madre.

Perché non avete parlato? Non si tratta solo di uno, due o tre ma di migliaia di libici … questo significa che sono coinvolte centinaia di famiglie.

Membri del parlamento hanno parenti tra gli esiliati, ho chiesto loro: perché non avete sollevato la questione dei padri e nonni? Abbiamo risposto che non ci abbiamo pensato e non potevamo parlare.

Dico che un essere umano si sente sfortunato se dal 1945 quando l’amministrazione britannica fu introdotta … quando gli alleati trionfarono sui Paesi dell’Asse dal 1945 fino all’inizio della Rivoluzione … questo periodo era sufficientemente favorevole per ricercare gli esiliati.

Ma non potevamo … né poteva il mondo, l’umanità e la storia si permettono di restare in silenzio sul destino dei migliaia che furono deportati dal proprio paese.
Secondo questo accordo, l’Italia ed il nostro amico Berlusconi condividono con noi l’angoscia sui casi d’esilio.

Dicono che si dispiacciono per i migliaia di libici che furono deportati dalla Libia in Italia e per il dove si trovino.

I nostri amici italiani devono cooperare per risolvere questo dilemma.
Siamo tutti sulla stessa barca … noi e loro … dicono che sono dispiaciuti come lo siamo anche noi … non sanno cosa sia successo agli esiliati proprio come noi.

Ancora, secondo l’accordo, l’Italia costruirà ospedali a Bengasi per trapiantare arti ai libici che furono mutilati dalle mine sotterrate in Libia durante l’era coloniale o durante la Seconda Guerra Mondiale.

E, secondo l’accordo, l’Italia ha anche promesso che accetterà gli studenti libici in gruppi continui a proprie spese, studenti universitari e dottorandi, sotto forma di borse di studio.

Inoltre ci sono altre cose come la costruzione di case in alcune aree danneggiate e l’assistenza nella costruzione in alcune aree distrutte dalle mine, mappatura delle mine e cose simili.

Ma allo stesso tempo tutti devono saper che la questione delle mine in particolare, ma anche l’archeologia e gli archivi, non è solo responsabilità dell’Italia. La Germania e l’Inghilterra sono anche responsabili per aver posizionato mine in Libia durante la Seconda Guerra Mondiale.

Ci sono le prove. Le mine tedesche che abbiamo rimosso dal territorio libico ricoprivano interi campi minati realizzati dalla Germania e da Rommel. Questo è risaputo.

Questa è un’altra questione e coopereremo con l’Italia e con questi paesi per quel che riguarda le mine. Forse alcuni manoscritti o archivi e opere archeologiche furono portate dalla Libia in Germania ed Inghilterra durante la Seconda Guerra

Mondiale e durante l’amministrazione britannica. Così come per i manoscritti libici portati in Turchia durante la colonizzazione ottomana della Libia è un’altra questione e reclameremo queste cose alla Turchia.

Come ha dichiarato il nostro amico Berlusconi, questo accordo è un esempio che deve essere seguito da altri paesi e l’Unione Europea è interessata a questo.

Vi ha detto ieri che era al Consiglio dell’Unione Europea e l’Unione Europea sostiene questo accordo e ritiene che il suo impatto non si limita alla sola Libia e Italia ma va oltre questo per l’Europa, Africa e Mediterraneo.

Anche se abbiamo totalmente rifiutato il progetto dell’Unione per il Mediterraneo e avete visto i suoi progetti tangibili sotto forma di massacro a Gaza …  gli israeliani e i palestinesi sono membri dell’Unione per il Mediterraneo. Questa è l’Unione per il Mediterraneo. È per il mediterraneo? Sono i palestinesi e gli israeliani membri di una unione per il Mediterraneo o per il non Mediterraneo? È l’unione un massacro a Gaza? Dall’inizio abbiamo detto loro che non hanno le caratteristiche per essere membri dell’Unione per il Mediterraneo.

Se l’Unione per il Mediterraneo riunisce israeliani, palestinesi, libanesi, turchi e curdi per combattersi l’un l’altro questa è una bomba a orologeria. Sta già esplodendo e noi la rifiutiamo. È un vero massacro quello di Gaza. Questo ha massacrato l’Unione per il Mediterraneo. In ogni caso siamo impegnati per un 5 + 5 o di fatto per un 6 +6 includendo Grecia ed Egitto. Siamo impegnati nella cooperazione dell’Unione Africana con l’Unione Europea.

Siamo dell’idea che un 5 + 5 o un 6 + 6 crea un legame tra l’Europa del Sud ed il Nord Africa, un legame tra due unioni.

Questo è ragionevole. Questo è utile e pratico. Ma saltare in aria ed altri progetti sentimentalisti o espansionisti non possono aver successo.

Così come il Processo di Barcellona ha fallito, la Libia non ha partecipato al Processo di Barcellona e lo ha giudicato un fallimento dal primo giorno e in seguito fallì e perì nell’arco di dieci anni.  L’Unione per il Mediterraneo fu costruita sulle sue rovine, ora noi dichiariamo che l’Unione per il Mediterraneo è nata morta e non sopravviverà. Non continuerà e sarà inutile.

Quindi noi ci adopereremo per un’Unione di Cooperazione tra l’Unione Africana e l’Unione Europea. Questa unione è la benvenuta – è utile e logica tra l’Europa del sud e il Nord Africa. Noi accogliamo l’idea del 5 + 5 o del 6+ 6. Qualunque altra soluzione non è accettabile perché non utile e senza speranze di successo.

Questo accordo stabilisce un forte legame tra il Nord Africa e l’Europa del sud. Crea un ponte strategico per la collaborazione alla cooperazione e all’amicizia, non solo tra Libia e Italia ma tra l’Africa e l’Europa. Il merito va agli italiani ed ai libici che hanno costruito questo ponte.

Ho un’altra osservazione. C’erano libici che furono reclutati dall’Italia e ricevevano delle pensioni ma che furono tagliate ed in linea con l’accordo l’Italia avrebbe ripreso a pagare le pensioni per quei libici ed i loro familiari. Anche se i libici non hanno bisogno di ciò ma questa è la riabilitazione. Allo stesso tempo è la prova che l’Italia di oggi non è l’Italia colonialista e ricompensa i libici che hanno combattuto per essa.

Non dimentichiamo i favori delle nazioni vicine di Egitto, Ciad e Tunisia. Questi paesi sono amici fraterni che ci hanno sempre aiutato quando l’Italia ci ha invaso e li ringraziamo in questo giorno poiché la storia sta per essere corretta.
In fine, le mie conclusioni riguardo questo accordo sono che vorrei che i libici apprezzino innanzitutto il coraggio dei loro amici italiani come Berlusconi e anche Prodi, D’Alema, Dini e Andreotti. Cioè tutti quegli uomini coraggiosi che hanno preso questa impavida decisione.

La dichiarazione fu firmata nel 1998 ma non abbiamo trovato nessuno con abbastanza coraggio da firmare l’accordo, naturalmente coloro che precedettero Berlusconi posero le basi per il vero accordo e non avrebbero rispettato gli accordi. Nessuno avrebbe desiderato che fosse firmato così tante volte.

Anche il nostro amico Prodi mi ha detto ieri “speravo che l’accordo fosse firmato durante il mio mandato”. Gli ho detto che aveva contribuito a questo risultato e fatto i passi giusti. Ciò che voglio dire è che io so che abbiamo sentimenti pieni di passione, traumi e ferite del passato perché abbiamo un gran numero dei presenti che hanno avuto familiari, nonni e figli uccisi dalle mine oltre a ciò che ebbe luogo durante il periodo coloniale. Tutto ciò significa traumi psicologici e materiali. Ma ora sappiamo che l’Italia condivide il nostro dolore per ciò che i colonizzatori fascisti italiani fecero a noi.

È abbastanza che gli stessi italiani ci dicano che è impossibile e impraticabile che una nazione domini un’altra nazione o occupi la terra di un’altra nazione o abbia l’ambizione di rimanere in essa.

Naturalmente abbiamo avuto molte riserve sull’Italia. In primo luogo io stesso per i quarant’anni successivi alla Rivoluzione mi sono astenuto dal visitare l’Italia ma ora siete liberi di andare in Italia. Siete liberi e potete andare e avere ciò che volete in Italia perché è un paese amico e vi apre le porte, i confini ed il cuore.

Ho accettato con piacere l’invito del mio amico Berlusconi a visitare l’Italia grazie a Dio che ha trasformato i nemici in amici. Lo spirito di ostilità è cambiato in spirito di amicizia e cooperazione. Grazie a Dio abbiamo raggiunto questo giorno in questo momento storico.

Imploriamo misericordia per gli spiriti dei martiri, i nostri padri e nonni che hanno combattuto contro la colonizzazione italiana.
Che l’amicizia italo-libica continui per sempre.

Agenzia di Stampa Jamahiria.

¹ Il 2 Marzo 1977 il Congresso Del Popolo Nazionale Generale istituisce attraverso una dichiarazione la diretta Autorità del Popolo il quale è alla base del sistema politico libico. “Giamahiria” (traslitterato dall’arabo in italiano come Jamahiriya, Jamahiriyya, Jamāhīriyya ) può essere tradotto come “stato delle masse”, “potere del popolo” o “regime delle masse”. Fanno altresì parte dell’ordinamento statale: i Congressi del Popolo Locale (sono 1500) nelle aree urbane; i Congressi del Popolo (sono 32) su base regionale ed il Congresso del Popolo Nazionale Generale ed i relativi organi esecutivi detti “comitati” ndT.
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